
Lui si chiamava “Don Vito” ed era un tipico siculo, dal colorito bruno, gli
occhi dolci, l’espressione bonaria. Allora mi sembrava anziano, ma probabilmente avrà avuto non più di 45 anni!
Non dimenticherò mai il profumo di pane che scaturiva all’apertura del vano
posteriore del furgoncino bianco! Delizioso!!
Mentre era ancora caldo la mia nonna lo condiva con olio, sale e origano.
Ma non l’origano che vendono al supermercato, quasi inodore e insapore, ma
quello preso dai rametti raccolti nella vigna, dal colore verde intenso e
dal profumo che stordiva!
Alcuni anni dopo arrivò il registratore di cassa e don Vito non lo accettò.
Rimediò una multa salata e non girò più col furgone. Non parlò più.
Allora non capivo cosa gli fosse successo, ma oggi immagino che ebbe un ictus.
La bottega in paese, che profumava di mortadella, rimase in mano alla moglie, donna Tina, la quale la gestì bene, ma neanche lei accettò il registratore di cassa e prese un’altra multa.
Don Vito morì, donna Tina tirò avanti per molti anni.
La bottega adesso è chiusa, la loro unica figlia fa la ginecologa.
Non ho più sentito quel profumo di pane.
E l?estate trascorreva felice, di biciclette e nascondini.
La campagna attorno alle poche case era una distesa di papaveri, spighe e fiori di campo gialli.
I tramonti erano pesche che si scioglievano nel blu del cielo terso.
Ero solo un bambino, ma, senza rendermene conto, me ne nutrivo.
Avevo tanta poesia dentro, forse più di adesso.
Dopo cena l?atmosfera diventava magica per via del cielo stellato. Non c?erano luci nella strada e neanche pericoli.
Quel cielo non l?ho più visto, qualcuno l?ha portato via per sempre.
Si sentiva il nostro vociare e le nostre ombre che si inseguivano fin dentro la casa diroccata, con le sue storie di demoni e fantasmi.
Ci sedevamo sul muretto di pietra e a turno inventavamo le storie che avevano lo scopo di far rabbrividire le ragazze, che poi si sarebbero strette a noi.
Avrò avuto 12 anni e mi sentivo innamorato.
Lei si chiamava Mariarosa ed era di Genova.
Non la vedo da 25 anni, ma la ricordo come se l?avessi vista ieri.
La luna proiettava strie d?argento sui muri e lungo la strada e tutto cambiava fisionomia.
Lei mi appariva ancora più bella nella penombra che lasciava sfogare la mia fantasia.
Immaginavo sguardi che forse non ci sono mai stati e una complicità che forse ho conosciuto solo io.
Ma la magia non era una mia fantasia, quella c?era davvero.
Alle grida festose seguivano i sussurri. E poi il silenzio, rotto solo dal canto di qualche cicala. L?aria tiepida iniziava a diventare fresca e ci accarezzava provocando qualche brivido.
Era il momento più malinconico. Si avvicinava l?ora in cui le nostre mamme ci avrebbero chiamato per andare a dormire. Sarebbero seguiti i saluti e le promesse, come se l?appuntamento fosse per chissà quale anno, invece era solo per l?indomani.
Poi arrivava la fine dell?estate e ognuno tornava nella propria città.
Un giorno uno, un giorno l?altro…
Ogni anno si sperava di ritrovarsi l?anno successivo, ma sapevamo che non potevamo esserne sicuri.
Non dimenticherò mai l?ultima volta che la vidi.
Stavo davanti a lei come uno stupido a guardarla con la bocca spalancata e lei sorrideva dall?altro dei suoi 14 anni.
I suoi genitori si erano separati da tempo e lei viveva coi nonni e passava le vacanze con loro nella vecchia villa di campagna in Sicilia.
Mi disse che sarebbe andata al liceo e che avrebbe cambiato città e che forse non sarebbe più venuta in vacanza da quelle parti.
Quelle parole furono per me come un pugno nello stomaco. Lei lo capì e diventò triste, quindi mi abbracciò e mi baciò sulle labbra.
Sentii una vampata di calore bruciarmi il viso e appena mi ripresi dallo stordimento riuscii appena a sussurrare un timido “grazie”.
Scoppiò in una fragorosa risata e io mi sentii ancora più stupido e impacciato.
Lei tornò seria, mi guardò dritto negli occhi e mi rispose che era lei che doveva ringraziare me, per ciò che le avevo donato, in silenzio, col mio sguardo, nelle ultime estati.
Non dimenticherò mai il primo bacio sulle labbra della mia vita e tanta spensieratezza.